Vi è mai capitato di provare un senso di “sazietà visiva”? Io l’ho sperimentata in Senegal: è proprio come quando si mangia un buon piatto e ci si sente sazi, ma in questo caso il nutrimento passa dagli occhi. In Senegal l’utilizzo dei colori (e anche dei profumi a dire il vero)nei vestiti, negli oggetti, nelle strade è tale da far sentire appagati, sazi. Difficilmente dove vivo io, nel nord Italia, c’è una cura e un utilizzo dei colori così vario ed importante. Lì invece i colori vanno a tingere ogni situazione, ad arricchire anche il contesto più povero. Ogni venditore ambulante seduto in mezzo alla polvere, ogni abitante di una baracca in riva al mare è immerso nelle sue stoffe colorate, che prendono il sopravvento sul grigiore della povertà, colorano l’ambiente circostante, lo impreziosiscono. Di questo piacere visivo i Senegalesi sono consapevoli e se ne nutrono.
La stessa cura ed attenzione avviene nella creazione e nell’esposizione degli oggetti artigianali sulle bancarelle: oggetti fatti con materiale povero e di recupero come piccole macchinine di latta, quadri composti da sabbie di diverso colore, maschere di legno, strumenti musicali in legno e pelle di animale, abiti di jeans e wax, orecchini ed astucci…ogni bancarella è amata, curata e profumata come un negozio di via Monte Napoleone a Milano! La merce esposta dice molto sulla vita e la cultura di questo popolo che si racconta volentieri agli stranieri . Anche l’ acquisto è un’esperienza del tutto diversa da quella a cui si è abituati in Italia, dove i prezzi sono fissi. La contrattazione è parte integrante del gioco e tanto più si è bravi con le parole, tanto più si è rispettosi verso il venditore ma nello stesso tempo capaci di perorare la propria causa, quanto più si otterrà uno sconto importante! Una vera e propria arte della contrattazione!
Sono rimasta colpita ed affascinata da questa originalità e capacità creativa (non di meno dal teatro della vendita!) e per questo motivo ho deciso di portare con me in Italia dei piccoli oggetti che possano essere apprezzati ed utilizzati anche qui. Li ho confezionati con la descrizione del luogo e della persona che me li ha venduti. Ho pensato che raccontarne la storia è anche questo un modo per far conoscere una cultura e, per chi li riceverà, un modo per mettere una firma di originalità al proprio stile. Il ricavato che ricevo nello scambio viene reinvestito nel viaggio successivo in nuovi acquisti, in nuove storie da raccontare, in nuove persone da conoscere e da far conoscere al mio rientro.
La mia pagina instagram tra_quercia_e_baobab espone le storie di alcuni oggetti (in realtà ne ho molti altri) ed anche le foto di chi li ha voluti ed ha deciso di partecipare al mio gioco! Un piccolo grande contributo culturale.