Un viaggio non è per tutti!

10 dicembre 2020- giornata internazionale per i Diritti Umani…

Vorrei poter pensare che viaggiare faccia parte di quei diritti concessi a tutti. Il diritto a conoscere, scoprire, cambiare luogo, paese, cercare lavoro…

Ma sappiamo che non è così.

Ho sperimentato in prima persona come un medesimo tratto di strada percorso da nord a sud piuttosto che da sud a nord possa rappresentare un’esperienza di viaggio incredibilmente diversa.

Quando ho deciso di andare in Senegal è stato tutto sommato semplice…mi è bastato pagare un biglietto aereo neanche troppo caro e in 5 ore sono arrivata dall’altra parte del mondo! Nessuno mi ha chiesto quanti soldi avessi in banca o se avessi un lavoro. Per mio marito invece che ha percorso gli stessi chilometri ma al contrario, non è stato così semplice…

Dice l’Articolo 16 della Costituzione Italiana:

Art. 16 Cost.: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. • Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».

Da quando nasciamo diamo per scontato il fatto che viaggiare sia un nostro diritto.

Eppure ci sono posti come il Senegal in cui viaggiare oggi significa prevalentemente una cosa: emigrare, rischiare la vita, lasciare la propria famiglia.

E nel passato? Per molti africani viaggiare era sinonimo di schiavitù.

Viaggiare.

Da ragazza ci pensavo sempre a quanto fosse bello viaggiare….e quanti viaggi ho potuto affrontare! I giovani in Senegal non hanno il permesso di uscire dall’Africa e molto probabilmente non hanno neppure i soldi per uscire dal Senegal. Per uscire dall’Africa dovrebbero ottenere un visto ma la loro condizione di partenza, unita ad altre questioni burocratiche rendono la cosa molto difficile se non impossibile, tant’è che poi molti di essi si mettono in mare rischiando la vita.

Non hanno la possibilità di dire… vado a fare una vacanza studio.

Dire… ciao mamma ciao papà mi porto il pigiama bello per dormire.

Sapete perché in America, nei film americani ci sono tutti questi uomini e donne neri così belli e fisicamente forti? Non perchè sono andati lì in vacanza e ci sono restati. Non perchè esistano solo africani alti e forti. No. Perchè sono stati selezionati fisicamente nel corso dei secoli attraverso la schiavitù.

E a proposito di schiavitù….andiamo per un momento a Dakar

A soli 3 km da Dakar, c’è un’isoletta che si chiama Isola di Goreè ed è una meta turistica.

Ecco cosa riporta il web a proposito di quest’isola.

“Dichiarata sito di grande interesse storico e patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1978, l’isola di Gorèe, che è stata governata in momenti diversi da portoghesi, olandesi, inglesi e francesi,ha rappresentato, per chi l’ha attraversata in catene fin dal lontano 1536,“la porta per l’inferno” della schiavitù.Gorèe, infatti, per oltre 300 anni, fino al 1848, anno dell’abolizione della schiavitù, è stata il punto di partenza per milioni di uomini e donne africane, che venivano strappati dalla loro terra, per essere inviati oltreoceano, a bordo di imbarcazioni portoghesi, spagnole e francesi, per lavorare nei campi di cotone, di canna da zucchero o di caffè in America del Sud e nelle isole dei Caraibi. Camminando tra le stradine caratteristiche, dai colori vivaci, dell’isola, si percepisce subito l’influenza della dominazione francese. Uno di questi vicoli conduce direttamente alla “Maison des Esclaves” ovvero la Casa Degli Schiavi, una vecchia residenza privata dove gli schiavi venivano tenuti prigionieri, in attesa di essere venduti. Il simbolo più forte, significativo e triste di questa residenza è rappresentato dalla “porta del non ritorno”, che si apre sull’Oceano Atlantico, e che conduceva gli schiavi africani direttamente a bordo delle navi per essere poi trasportati oltreoceano, senza avere più la possibilità di fare ritorno in patria.”

E quelli che non avevano le caratteristiche fisiche per essere imbarcati?

Diventavano un buon pasto per gli squali, in quanto merce avariata…

“Non esistono dati univoci sul numero di schiavi passati effettivamente da questa porta. Si parla di un numero che va da diversi milioni a decine di migliaia. Di certo c’è un detto secondo il quale gli Stati Uniti sarebbero nati proprio sull’isola di Gorèe, perché è impossibile pensare alla storia americana senza gli schiavi. “

Qualche anno fa ho scritto uno spettacolo dal titolo “Milano -Dakar” (senza passare per Parigi). Il mio obiettivo era quello di raccontare, condividere, far pensare….

Voglio condividere questo pezzetto di testo: a parlare è un emigrante tornato al suo Paese dopo molti anni. Perché parlarvi ora di lui? Perché mi è piaciuto pensare ad un parallelismo tra l’emigrazione e la schiavitù…

queste le parole che rivolge alla moglie:

Esiste una porta sull’isola di Gorè a Dakar, che dà sul mare: si chiama “ la porta dell’andata senza ritorno”. Una porta che è un capolavoro: un corridoio buio e poi la luce! Una meravigliosa luce e mare. La attraversavano gli uomini fatti schiavi per salire sulle navi, sapendo che non sarebbero mai più tornati a casa, nella loro terra.

Solo adesso ho capito, amore, che non sarei mai dovuto partire, ma forse per te è meglio così, nostro figlio ha i soldi per studiare , dei vestiti e una casa.

Solo adesso ho capito mia cara, che in fondo quella porta l’ho attraversata anch’io, sì… perché ora che sono tornato a casa

la mattina quando mi alzo, mi guardo intorno, guardo te e nostro figlio, guardo mia madre e i miei fratelli, e mi accorgo che nemmeno questa è ormai più casa mia, e capisco di essere diventato uno straniero anche qui …solo adesso mi rendo conto di essere partito e di non aver mai più fatto ritorno.

Solo qualche settimana fa ho saputo tramite amici senegalesi che c’è stato un picco di partenze da Mbour, il quartiere dei pescatori. Un picco di partenze…di tentativi disperati di viaggio, con delle piroghe in legno e da lì nel mare aperto fino in Spagna. Età? Qualsiasi.

Non voglio fermarmi a pensare come deve essere nera la notte in mezzo al mare, va oltre le mie possibilità di immaginazione. Sono troppo “bianca” per potermi anche solo avvicinare alle sensazioni fisiche ed emotive. Sono un’attrice è vero, ma potrei immedesimarmi forse, solo per gioco…

C’è purtroppo un’idea in Africa, in Senegal…quella che l’Europa sia una specie di paradiso per cui valga la pena rischiare la vita, o forse semplicemente a molte persone basta il pensiero di poter avere qualche sicurezza in più, qualche cura in più garantita, una vita più dignitosa. Spesso questo rischiare la vita si trasforma nell’incontro con una realtà molto diversa da quella immaginata. Perché sappiamo bene che i soldi non sono sufficienti ad offrire una condizione di pace e serenità. Perché sappiamo bene come oggi la nostra società sia malata di stress, solitudine, individualismo, paura della morte. Tutti concetti ai quali un africano non è abituato e che se è vero che potrà magari trovare un lavoro migliore, è vero anche che dovrà pagarlo a prezzo del suo benessere.

Condivido un altro estratto del mio spettacolo in cui due donne, una occidentale e una senegalese si incontrano.

Fatou, questa mattina siamo andate al mercato insieme. C’era tanta gente che mi guardava, mi parlava, cantava e ballava per me e mi faceva domande, i bambini mi toccavano.

C’erano tante cose al mercato, vestiti, scarpe, capelli finti, spezie, cose da mangiare. Abbiamo comprato una coda di una mucca appese in mezzo alle mosche che tu hai cucinato con amore e cura per il pranzo insieme. E dopo mi hai raccontato della tua casa, di tuo marito e dei tuoi segreti di bellezza.

Eri bella, eri colorata come un fiore e mi sorridevi, guardavi i miei vestiti forse pensavi ai miei soldi, alla mia auto, alla mia Italia così vicina a me, così lontana. Fatou, non posso portarti in Italia con me e ho solo pochi soldi, quelli di questo viaggio. È la verità e tu i documenti per venirci da sola, probabilmente non li avrai mai. Tieni la mia camicia e tu fammi le treccine, sorella.

Ridi, sorridi, vivi e come niente, muori. Sì, proprio così, come niente muori. Non è forse così anche per noi?no, per noi non è così, noi non moriamo mai, o se moriamo, moriamo di nascosto,ma accompagnati da una lunga agonia e un funerale che dura un soffio.

Perchè mi hai abbandonato mamma, mamma Africa perchè, donna meravigliosa?

C’è una profezia di Leonardo da Vinci che dice:

tutti si parleranno, toccheranno e abbracceranno nonostante siano in un emisfero diverso, comprendendo le loro rispettive lingue.

Non ho qui la pretesa di entrare nei meccanismi socio-politici che determinano questa situazione ma ho voluto solo raccontarvi un’esperienza, partendo dal fatto che prima di essere italiani europei o africani, senegalesi ecc…siamo tutti persone, appartenenti alla stessa razza, quella umana. L’incontro sincero, la conoscenza è l’unica strada per abbattere i pregiudizi e capirci profondamente. La vita mi ha chiamata ad essere a metà tra due mondi e sperimento ogni giorno la difficoltà di questa profonda comprensione reciproca ma anche la sua grande ricchezza .

Benedici questo popolo
e con lui i popoli d’Europa, tutti i popoli
d’Asia, tutti i popoli d’Africa e tutti i popoli
d”America che sudano sangue e sofferenze.
E in mezzo a questa miriade di onde, vedi le teste
agitate del mio popolo.
E fa’ che le loro mani calde stringano la terra
con una cintura di mani fraterne
sotto l’arcobaleno della tua pace.  (Sedar Sengor)

Pubblicato da traquerciaebaobab

attrice e formatrice

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