Intravedendo una possibilità di esperienza in presenza con i lettori che mi hanno seguita per molto tempo online ho proposto una nuova fase di lavoro. Si tratta di un piccolo percorso dedicato alla “lettura corale e scenica”, dove la parte scenica è principalmente legata alla parte di lavoro dal vivo mentre nella modalità online è possibile indagare sull’aspetto della coralità.
Un luogo per creare insieme
Un ascolto moltiplicato e potenziato:
leggere in gruppo è un esercizio di ascolto ai massimi livelli, dove sono chiamato (è quasi una chiamata che viene da un altrove) a saper sentire, percepire e vivere un evento che accade insieme ad altri. Una volta stabiliti i confini del gioco comune ecco che ogni sera, ad ogni lettura, potrò sentire me stesso, il mio corpo, le presenze altrui davvero e fino in fondo, accogliendo i cambiamenti inevitabili di situazione e ambiente, di pubblico e di stato d’animo che per forza mi raggiungono e mi cambiano un po’; sono chiamato a farlo in sincrono, in armonia con tutte le altre persone in coro con me. O si va tutti insieme nelle medesima direzione o si rischia di rompere il gioco e di uscire dalla bolla.
Come tutti i giochi, nonostante le regole e le intenzioni, non è detto che riesca per forza. Si sa che a volerlo far andar bene ad ogni costo, si ottiene solo che poi i compagni si stancano prima. I giochi meglio riusciti sono quelli in cui, ad un certo punto, come un flusso d’acqua morbido, il divertimento prende il sopravvento, i sensi del corpo si attivano e cominciamo a credere che il gioco sia vero, il corpo partecipa, la mente è vigile ma non giudica.
Quali sono i rischi di una presenza senza connessione reale? Una presenza/assenza, in cui il mio corpo diventa un goffo intralcio che disturba, e ci sembra di diventare giganti, e che tutti ci vedano, anzi vedano la nostra bruttezza, il nostro disagio. Ma poi, anche per questo c’è una soluzione. Accendiamo una luce nelle stanze del bambino in castigo, tendiamogli una mano ed invitiamolo a giocare.
E’ vero anche che può succedere il contrario ed erroneamente credere di essere l’unica luce degna di brillare in mezzo alle altre. Si tratta sempre di presenza/assenza e forse i giochi di squadra non fanno per noi ma mi permetto di insistere, anche in questo caso, di provare a controllare se da qualche parte c’è un bambino in castigo da invitare a giocare.