il corpo e la parola

Hisilicon Balong

Tutto ciò che dimora in noi, come esperienze, emozioni, ricordi, abitudini, trova una forma nel nostro corpo e si esprime poi attraverso innumerevoli canali fisici: quello che “entra” in noi dall’ esterno si trasforma in un modo di essere, di muoverci, di parlare, di respirare, nel nostro aspetto esteriore.

Questa eredità preziosa che portiamo con noi è un bagaglio immenso e vivo ed è il faro che guida l’artista. La consapevolezza dei nostri strumenti espressivi è un primo e fondamentale passo verso la creazione consapevole.

Per raggiungere però questa consapevolezza è fondamentale disfarsi di quei meccanismi automatici che creano l’abitudine e che sono talmente radicati in noi da non permetterci di scoprire e creare qualcosa di nuovo.

Proviamo ad applicare questo atteggiamento di ricerca alla lettura ad alta voce:

quando leggiamo per noi stessi, le parole ci raggiungono, ci emozionano, ci cambiano…come riuscire a trasformare, nel momento in cui proverò a leggere a voce alta, questo processo interiore in un’azione condivisa e condivisibile, ricca di tutte quelle sfumature che percepisco dentro di me e che mi appartengono? Andiamo per prima cosa ad osservare i nostri automatismi: proviamo a mettere in discussione il nostro modo di respirare ad esempio. Osserviamo come il respiro cambia concretamente il suono delle nostre parole. Ascoltiamo poi la musicalità delle nostre frasi: esattamente come per il respiro, la musicalità delle parole è per la maggior parte di tutti noi, il risultato di una lettura non consapevole che ho praticato per anni. Proviamo a cambiare questa musicalità ed osserviamo come un suono diverso nel pronunciare, anche inizialmente provato senza un’idea troppo chiara e precisa, agirà sulle mie emozioni del momento. Potrò scoprire nuove sfumature emotive che una lettura nella mente o una lettura schiava di uno schema preconfezionato non mi permetteva di trovare.

Prima di creare dunque è necessario mettere fisicamente in discussione alcune certezze e non andare a costruire “appiccicando” forme su altre forme. Per fare questo è fondamentale provare ad ascoltarsi, mettersi in discussione, lasciare che il nostro corpo possa farsi sentire. A volte ciò si traduce in sensazioni forti: il cuore che comincia a battere più velocemente, la voce che cambia, le lacrime che scendono, le mani che tremano. Se ciò accade significa che sto permettendo al mio corpo di esistere. Ho dato il via ad un processo di consapevolezza, di trasformazione, di creazione, di originalità.

Pubblicato da traquerciaebaobab

attrice e formatrice

2 pensieri riguardo “il corpo e la parola

  1. Grazie Alice per aver condiviso con noi questa riflessione così profonda e vera. Leggendo le tue parole ho pensato e rivissuto i nostri incontri di lettura espressiva nei quali ho veramente sperimentato la forza della parola, con i suoi colori, le sue pause e​ il suo respiro. Mi è piaciuto tanto mettermi in gioco e​ sperimentare un altro modo di leggere, abbandonando​ l’abitudine e le certezze​ alla ricerca di qualcosa di nuovo, di più vero e profondo.
    Nicoletta

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    1. Grazie Alice!
      Trovo le tue parole profondamente vere perchè risuonano nella mia esperienza personale anche grazie al tuo corso di lettura espressiva.
      Ti ho pensata spesso in questo periodo… come sai insegno musica alle medie e quest’anno mi devo inventare qualcosa di nuovo (non si può cantare, non si può suonare il flauto e chiedere alle famiglie l’acquisto di un nuovo strumento in alcune situazioni non è sensato) quindi ho chiesto ai miei alunni di terza di registrare la presentazione di un brano concordato come se fosse una trasmissione radiofonica: ho dato delle indicazioni dettagliate sul contenuto e le modalità di lettura del testo facendo ascoltare qualche esempio dalla radio. Gli alunni e le alunne si sono impegnati tantissimo, hanno fatto degli ottimi lavori, ma non vogliono assolutamente condividere il loro audio con la classe: la maggior parte di loro ritiene la propria voce inadeguata, si vergogna, ha paura del giudizio dei compagni. Allora ho capito, o meglio, ho avuto la conferma, che la nostra voce è qualcosa di magico e altamente delicato e intimo, che ci mette a nudo. Ora non so bene come andare avanti rispetto a questo lavoro che mi ha portato in una direzione imprevista… non ho intenzione di far ascoltare “a tradimento” le presentazioni, ma vorrei che i/le ragazzi/e prendessero coscienza della loro voce e che imparassero a giocarci… se non proprio ad usarla i modo consapevole… Cosa ne pensi? Mi puoi consigliare qualcosa?
      Grazie se riesci a rispondermi!!!!!!
      Ciao!
      Barbara

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