La curatrice in musica

ovvero dell’impossibilità contemporanea di viversi al di fuori di schemi prestabiliti

Il lavoro, la professione, il titolo di studi oggigiorno hanno la pretesa di raccontare interamente chi siamo. Ma come me, moltissime persone non sentono di poter essere ingabbiate in qualche categoria limitante e rischiano così di non poter essere inserite in alcuna categoria che le contenga.

In realtà nessun essere umano è costruito a scomparti rigidi bensì molte parti apparentemente diverse tra loro possono comunicare; anzi è proprio attraverso le combinazioni delle parti e quanto queste parti sono in relazione tra loro che si crea la specificità di ognuno di noi.

Ci sono stati dei momenti storici, in latitudini diverse, in cui esistevano delle specifiche figure, professionali a tutti gli effetti e socialmente riconosciute che mettevano al servizio della propria missione lavorativa qualità diverse. Andiamo a vedere il ruolo della musica e del teatro, dell’arte, e la sua funzione di “curatrice di anime”. In molte occasioni infatti spesso chi si occupava di musica e teatro non era “solo” un performer che sul palcoscenico recitava una parte, più o meno consona alla realizzazione del suo ego. Esistevano artisti che a tutti gli effetti si occupavano di “curare” il mondo in cui vivevano.

Nell’antica Grecia la musica e la medicina erano sorelle.

” Per gli antichi Greci, ispirati principalmente da Pitagora, gli elementi di base della musica, come il ritmo, la melodia, la proporzione di acuti e gravi, di alti e bassi, hanno i loro equivalenti nell’animo umano: la musica giusta può condurre l’anima all’ordine e all’integrazione, mentre quella sbagliata alla confusione. Nell’epoca romana, Cicerone, seguendo la tradizione di Pitagora, affermò che ad ogni emozione corrisponde un suono vocale. Più tardi, nel rinascimento, i compositori ipotizzarono una corrispondenza tra le qualità vocali e i 4 elementi: la terra corrispondeva ai toni bassi, l’acqua al tenore, gli alti all’aria e il soprano al fuoco. Inoltre, seguendo la filosofia di Ippocrate, secondo la quale ognuno dei 4 elementi corrispondeva ai 4 umori del corpo umano (sangue, flemma, bile gialla e bile nera), il bilanciamento degli elementi doveva guidare ad un buon funzionamento dell’organismo, per questo la musica e il canto venivano composti per creare combinazioni proporzionate e armoniche dei quattro timbri vocali in modo da produrre un analogo equilibrio nel corpo umano.”

La musica ed il teatro avevano un ruolo sociale di cura su più piani, importantissimo.

“Durante gli anni oscuri dell’alto medioevo che seguirono la caduta dell’impero romano nell’Europa occidentale nel sesto secolo d.c., i suonatori solitari vagavano attraverso i paesi cantando e raccontando le loro storie con l’aiuto della musica, diventando una parte importante della cultura europea. I più conosciuti sono i trovatori, nati nel sud della Francia tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo, tipiche figure romantiche della loro epoca. In molte culture e in molti momenti storici sono presenti queste figure girovaghe che mantengono vivi miti, misteri, tradizioni religiose attraverso l’espressione orale e il canto, e in molti casi questa figura era anche un guaritore . Il termine più comunemente usato era bardo, che oggi viene visto come un puro intrattenitore, ma deriva da una tradizione sciamanica dove conoscenza mistica dei miti e rituali di guarigione si combinano con capacità artistiche di canto e recitazione in un’unica persona. Originariamente questi cantori curavano il corpo e la mente con la medicina della musica…”

(Psicologia della voce e del canto di Francesca Galvani)

Quanto si sente la mancanza oggi di questi cantori, attori, curatori, coscienza collettiva, che fuori dai palcoscenici abbiano la possibilità di entrare nelle case, nei cortili, in mezzo alle comunità, con questo ruolo di cura, di relazione con il piano del corpo, della mente e dell’anima? e che per il ruolo importante che rivestono si vedano riconosciuta a livello sociale anche la possibilità di sviluppare e far crescere le proprie doti e la propria conoscenza? Un artista che possa dedicare la propria vita alla missione dell’arte come vocazione, che possa coltivare la sua ispirazione per creare luoghi di nutrimento ? Non è forse vero che oggi l’artista ha perso questa possibilità a discapito di una società più sana?E come la maggior parte delle persone si ritrova ingabbiato in un ruolo limitante e limitato che limita ed ingabbia la costruzione dell’intera società in cui viviamo.

E ancora, non sarebbe bello che in tutti i settori smettessimo di organizzarci attraverso etichette e cominciassimo ad autodefinirci come sintesi creativa delle nostre qualità?

Utopia forse, ma un cambio di direzione è necessario.

Pubblicato da traquerciaebaobab

attrice e formatrice

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