
Qualche tempo fa ho avuto l’incarico di tradurre dal francese, durante una conferenza, un discorso del professor Galaye Ndiaye, teologo musulmano, dal titolo “come tradurre la cultura di appartenenza al servizio dell’islam senza snaturare la propria origine”.
Ma chi è questo professore e in quale contesto ci siamo incontrati? Intanto si tratta di un sapiente di origini senegalesi, filosofo, scrittore e teologo che vive a Bruxelles, probabilmente l’imam più importante di tutto il Belgio. Il professore non nasconde la sua profonda ammirazione per Ahmadou Bamba il fondatore della confraternita sufi dei Mourides, molto presente nell’Africa occidentale . Il nostro incontro virtuale è avvenuto durante un evento internazionale dedicato proprio al muridismo ed aperto non solo ai senegalesi (paese natio di Ahmadou Bamba) ma a tutti gli interessati, di qualsiasi nazionalità. La conferenza, organizzata dall’Associazione Islamica Ansar, è stata tradotta in quattro lingue, italiano, inglese, francese e wolof.
Ho avuto dunque il piacere di tradurre l’intervento del professore dal francese all’italiano e fin da subito mi sono resa conto di quanto fosse meritevole di essere il più possibile diffuso per la sua profondità e l’approccio così diverso nei confronti del dialogo interreligioso rispetto a quello che abitualmente ci viene rifilato dai media. In generale, tutto l’evento è stato caratterizzato da contenuti importanti trattati con delle argomentazioni di carattere molto diverso a quelle che siamo abituati a sentire per esempio nei dibattiti televisivi.
Il professor Galaye Ndiaye, uomo simpaticissimo e solare, ha voluto riflettere sull’importanza di differenziare cultura e religione. Riporto un breve riassunto del suo discorso.
“ L’Islam non rigetta alcuna cultura, al contrario abbraccia tutte le culture nella misura in cui siano in linea con i precetti islamici, traducibili ovviamente nel contesto di appartenenza.
Nel Corano stesso si raccomanda di seguire la tradizione.
Anche nel fondamento del Diritto Islamico, il Fiqh c’è un capitolo dedicato a Al Urf ovvero la tradizione.
Nel mondo le diverse popolazioni ricevono il messaggio islamico filtrato dalla propria cultura : come riceve l’Islam un pakistano ha sfumature diverse da come lo riceve un asiatico, o un africano, oppure un italiano.
Non si parla ovviamente di diversità di principi fondamentali ma di modalità nella pratica.
L’islam si adatta ed è una religione potenzialmente per tutti i luoghi e per qualsiasi provenienza, per neri, bianchi, gialli.
Ogni costume, se non è in contraddizione con i Valori Universali può essere introdotto.
Il professore porta un esempio a partire dal profeta Mohammed (Saw).
Egli era circondato dai Sahaba, ovvero i compagni, che avevano diverse origini, Abu Bakr era arabo, Bilal era dell’Abissinia, tutti vivevano al suo fianco ed ognuno di loro ha apportato la sua personale pietra nella costruzione dell’Islam.
Durante una battaglia Mohammed (saw) lasciò da parte un suo personale parere per dare ascolto ad un compagno proveniente da un’altra tradizione.
E ancora, Mohammed (Saw) portava un mantello non arabo.
Poi il professore si rivolge ai numerosi fedeli musulmani e in particolare ai talibé di Cheikh Ahmadou Bamba.
“Aderire al Muridismo (confraternita islamica fondata da Cheikh Ahmadou Bamba) non vuol dire per forza adeguarsi allo stile senegalese.
Ciò che conta sono i principi:
i murid (ovvero i seguaci del muridismo) di tutto il mondo sono caratterizzati dall’amore per il lavoro, la buona condotta, il rispetto accordato agli shuyuk (capi) religiosi.
Il Murid (dall’arabo: discepolo, seguace) è uno studente permanente, diffonde il sapere e lo mette in pratica, il sapere si traduce in una condotta, in un modo di fare.
Per quanto riguarda Cheikh Ahmadou Bamba, Egli non ha seguito la cultura araba ma ha cercato lui stesso una sua armonizzazione dell’islam a partire dalla sua cultura di appartenenza.
Ci sono alcune espressioni che vengono collegate all’islam e al muridismo e che sono più che altro delle caratterizzazioni generiche.
Si tende a collegare l’Islam al mondo arabo: Islam/arabità mentre il muridismo alla “baualità” (la regione del Baol in Senegal è la regione in cui è nato il muridismo).“
Il professore stesso dice “io stesso mi sono presentato alla conferenza vestito da marocchino, proprio per mostrare la pertinenza di questo argomento! Invito gli italiani musulmani presenti a inventare e creare uno stile personale italiano musulmano, frutto delle nuove generazione di musulmani italiani, ben integrato nella cultura italiana, laddove i principi della cultura stessa sono in linea con i precetti dell’islam.“
In poche parole, facendo un esempio molto banale, ha esortato gli italiani a cercare un abbigliamento che non imiti i senegalesi o gli arabi ma che sia una sintesi creativa della propria identità.
Ho voluto riportare qui questo breve riassunto per contribuire come posso ad un vero incontro e scambio, mostrando il volto nascosto di chi lavora, senza la potenza economica e lo strombazzamento dei media, per la pace ed il dialogo.
“