Prima che io possa aiutarti a far fiorire il tuo sguardo, chiediti se ne possiedi uno.
E’ iniziato in sordina, come un esperimento e infine mi ha accompagnato per molti mesi; si è trattato di un incontro a tutti gli effetti, anche se attraverso gli schermi dei nostri computer, per lavorare sulla parola e la lettura annullando le distanze geografiche, emotive, mentali. Un percorso collettivo verso e attraverso la parola che, protagonista, ha potuto prendere vita nella lettura ad alta voce, all’inizio timida, a volte un po’ stonata, e poi via via sempre più elegante, dignitosa, originale, personale.
“La voce è un’identità sonora della persona che attraverso il tono, la risonanza, l’energia e l’espressività, permette all’individuo di manifestarsi nell’ambiente circostante” (Pearce 2005).
E come uno stile nel vestirsi racconta chi siamo e come ci vogliamo mostrare al mondo, così anche come parliamo e come usiamo la nostra voce racconta molto rispetto a quanto abbiamo da comunicare. Anche quando ci apprestiamo a leggere in modo espressivo un testo possiamo mettervi una firma personale, che renda unica la nostra interpretazione.
Per fare questo è necessaria la disponibilità a guardare dentro di noi, a chiederci qual è il motivo reale per cui leggiamo ad alta voce, per cui desideriamo leggere per qualcun altro, per cui desideriamo che qualcun altro ci ascolti.
Riusciremo così a creare una connessione sincera tra il nostro bisogno e la parola scritta e potremo scoprire poco alla volta dove ci condurrà questa ricerca, quanto abbiamo da dire, quanto siamo disposti ad andare oltre ciò che già sappiamo di noi,
a fare tabula rasa delle nostre certezze, a fare un salto là dove non siamo mai stati, in quelle che ci possono sembrare delle sabbie mobili emotive .
Non solo questo ci permetterà di mettere in discussione il modo abituale che abbiamo di leggere ma anche la nostra attitudine nell’avvicinarci al testo per comprenderlo, incontrarlo, scoprirlo. Una volta percepito davvero il legame tra la parola, il nostro corpo e il mondo circostante, potremo scegliere finalmente che forma dare alla nostra lettura. Non è questo un processo che avviene in maniera del tutto cosciente soprattutto all’inizio, per fortuna. Perché altrimenti il lettore si spaventerebbe e getterebbe la spugna ancora prima di iniziare.
Ed è ecco che con il giusto allenamento all’ascolto ed alla ricerca iniziano ad emergere in noi nuovi sguardi sul mondo, inaspettati, originali.
Ho provato io stessa ad ascoltare quello che ogni persona portava durante il lavoro, ho cercato di entrare in punta di piedi nel mondo ricchissimo di ognuno, con il tentativo di farlo emergere, senza snaturarlo . Ho voluto ripetere che una bella lettura non si crea solo in quel nostro breve incontro ma in tutto il resto del tempo in cui si è impegnati a vivere.
Possiamo dire a tutti gli effetti che questa ricerca ha la medesima radice della ricerca creativa più in generale, che si trova in tutte le espressioni d’arte sincere.
Prima che io possa aiutarti a far fiorire i tuoi sguardi, chiediti se ne possiedi uno. Esso accompagnerà sempre la vibrazione delle tue parole rendendole uniche.
Il testo che ha aperto la strada al lavoro è stato “Nozze di sangue” di Garcia Lorca. Una storia fatta di personaggi sanguigni, violenti, intensi, vittime di un grande meccanismo sociale al quale non riescono a ribellarsi.
Ogni lettore ha provato a ricercare tutti i personaggi della storia dentro il proprio vissuto e il non vissuto, partendo da parti inesplorate di sé, per darli poi alla luce e dar loro una voce.
Ne è uscito uno sguardo collettivo finale formato
da tanti preziosi sguardi. La lettura ha unito perciò in una forma finale la molteplicità dei sentire, facendoli passare tutti attraverso la stessa cruna dell’ago, uniformandoli, rispettosi di una verità comune. Eppure se prendessimo un microscopio riconosceremmo dentro ogni interpretazione uguale all’altra le parti originali, i colori unici che formano la sfumatura finale di ogni parola, che rendono il lettore riconoscibile e più o meno credibile.
Ecco alcuni “sentire”, alcuni “sguardi” su questo testo, sulla sua natura, dove per raccontarlo la razionalità tace e parla l’inconscio, che non ha bisogno di troppe giustificazioni. Punti di partenza, àncore creative, descrizioni fissate in un’immagine da cui ogni lettore è partito per raggiungere poi l’amalgama della lettura finale.
Prima di chiedermi di guidarti chiediti quanto sei disposto a vedere…
